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Corruzione? Una modesta proposta: chiudiamo lo Stato per dieci anni

  • Immagine del redattore: Stefano Sotgiu
    Stefano Sotgiu
  • 23 set 2016
  • Tempo di lettura: 3 min

Le Olimpiadi a Roma non si fanno. Questo è l’orientamento dell’amministrazione comunale di Roma, in attesa della discussione che avverrà in settimana. I finanziamenti legati alla più grande manifestazione sportiva mondiale sarebbero fagocitati da una piovra che, se va bene, è rappresentata da poteri economici forti, se va male, dalla malavita organizzata. Una sorta d’invincibile Idra a sette teste che si nutre di spesa pubblica e non lascia nulla dietro di sé, solo cattedrali nel deserto, ruderi di cemento ed acciaio senza anima né funzione, inutili sprechi del denaro dei contribuenti. Questo è anche il verdetto della Rete, in sostanza. Per sostenere questa posizione sono stati citati anche numerosi studi che attesterebbero che in pochissimi casi nella storia recente – uno fra tutti quello delle Olimpiadi di Los Angeles, ma non solo – questa manifestazione non sia finita in un bagno di sangue per le casse dei governi che le hanno ospitate.


Tutto questo, naturalmente ha un fondamento di verità. Ma non è forse questo il punto.

L’Italia è noto, è un Paese al vertice nelle classifiche internazionali della corruzione, nel quale la spesa pubblica è spesso soggetta a fenomeni di malversazione, se non di appropriazione da parte della malavita organizzata, delle mafie. Ogni giorno i media “passano” notizie di scandali. Si va dalle scuole costruite in luoghi soggetti a rischio sismico con materiali non adeguati, alle mazzette nella sanità per la realizzazioni di opere o per le forniture, o ancora per la realizzazione di servizi, ai grandi appalti di opere infrastrutturali – strade, per esempio – nelle quali è frequente il fenomeno dell’infiltrazione criminale.


Insomma, da questo punto di vista, non c’è un settore della spesa pubblica che sia esente da rischi, da forti dubbi circa la possibilità concreta ed attuale che i lavori entrino nella sfera d’influenza dell’Idra. Di fronte a questa possibilità, per le Olimpiadi, la scelta di Roma – vediamo se confermata – è quella di non correre alcun tipo di rischio e rinnegare impegni precedentemente presi, anche alla luce del consenso elettorale conquistato durante le recenti elezioni comunali. Verrebbe da dire che per la giunta Raggi non finirà qui. Ci saranno certamente tante altre grandi opere e tanti servizi con importi a sei zeri ed oltre da appaltare e che quindi il problema si riproporrà pari pari. E’ un problema che non è così facile isolare ed evitare. Una soluzione avrebbe potuto essere quella di accettare il rischio anche in relazione ai possibili benefici che la manifestazione avrebbe potuto portare, cercando di porre in essere tutte le condizioni per mitigare il rischio di malversazioni. Avere di fronte costantemente determinati problemi dovrebbe aiutare a sviluppare soluzioni per farvi fronte.


E’ quello che sosteneva in effetti il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Cantone. Il magistrato sosteneva appunto che potevano essere costruite tutte le condizioni affinché il pericolo di corruzione ed inefficienza fosse evitato o mitigato. Solo sperimentandosi, solo applicandosi seriamente su un problema, infatti, verrebbe da aggiungere, si può provare a trovare delle soluzioni, in una logica evolutiva. Non certo evitando la questione. E chi meglio di un governo locale che si è proposto come emblema di trasparenza, partecipazione ed onestà poteva farlo, magari con la supervisione e l’aiuto dell’ANAC? Quello che serve è trovare soluzioni innovative a problemi di portata nazionale non eludibili. Abbiamo ovunque il problema di una spesa pubblica a rischio in un Paese in cui il Mercato è debole, in regioni in cui è debolissimo. Sanità, trasporti, scuole, opere pubbliche, servizi, forniture. Anche lo sport.


Il rischio è ovunque. Dobbiamo deciderci ad affrontarlo seriamente e quanto prima, con l’approccio che proponeva il presidente Cantone. Altrimenti, potrebbe essere esaminata questa modesta proposta: per farla finita, com’è stato proposto per le Olimpiadi, chiudiamo i rubinetti della spesa pubblica per qualche anno. Chiudiamo lo Stato per una decina d’anni. Di sicuro avremo risolto definitivamente il problema.


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