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Per una nuova politica: aperta, inclusiva, trasparente, rapida, efficace

  • di Stefano Sotgiu
  • 2 gen 2017
  • Tempo di lettura: 3 min

Un bilancio negativo, di pesanti sconfitte. Così si chiude il 2016 per la politica. Gli errori commessi in decenni – ne parlò già Crozier, all’inizio degli anni ’90, poi Sennett un decennio dopo – dalle classi dirigenti ora minano quasi irrimediabilmente le loro parole, le loro promesse, le loro azioni. Le persone comuni provano un senso profondo di sfiducia, di diffidenza verso ciò che arriva da chi governa. Il distacco fra politica e cittadini è massimo e vince il messaggio semplificatorio del populismo: bisogna sovvertire il sistema, anche se non si sa bene con cosa sostituirlo. C’è chi parla di governo della Rete.


Tutto questo non va considerato più di una battuta. Niente può sostituire le forme di comunicazione sperimentate dal genere umano in millenni. Comunichiamo con la parola e col corpo. Siamo animali, la tecnologia ancora non ha cambiato la nostra antropologia. Ilvo Diamanti scrive che oscilliamo violentemente fra democrazia mediata - sempre più in crisi - ed im-mediata, diretta. Maurizio Ferraris parla di “scimmia imbecille”, allegoria dell’irrazionalità pubblica che pare aver contagiato élite e masse. Alzano la voce i sostenitori della retrotopia, come la chiama Bauman, cioè una forma di utopistica nostalgia del passato. Un passato fatto di confini, ordine, struttura, gerarchia, controllabilità. Un passato che non può tornare perché la realtà è liquida ed anche gli Stati sono attraversati da flussi umani, finanziari, culturali che nessuno ormai può più fermare. La globalizzazione accelera, c’è una forte interdipendenza istituzionale, si affermano forme di disintermediazione del rapporto fra governi, con accordi a legami deboli ed a geometrie variabili ed anche fra istituzioni e cittadini, con l’affermarsi progressivo di nuove forme di esercizio della cittadinanza e di ascolto che partono dall’idea habermasiana di agire comunicativo e di democrazia dialogica per affermarsi come democrazia deliberativa e cittadinanza attiva.


Il 2017 può essere un anno di rivincita per la politica. In Europa, in Occidente, e non solo, ce ne sarebbe davvero molto bisogno. Perché l’anno appena iniziato però possa segnare una cesura rispetto al passato occorre ripensare profondamente la politica e le istituzioni. Non è possibile affrontare gli anni a venire con l’armamentario del ventesimo secolo, questo dovrebbe essere chiaro a tutti. Dobbiamo imparare a governare la complessità attraverso forme agili, flessibili, rapide, “ecologiche”, che consentano risposte tempestive ai problemi. La disintermediazione deve servire a non appesantire di burocrazia le politiche e ad avvicinare i cittadini alle decisioni.


La politica deve cambiare profondamente. La sua prima preoccupazione deve diventare quella d’includere le persone nelle decisioni. E’ tramontata definitivamente l’era del new public management nella quale le istituzioni venivano pedissequamente equiparate ad aziende. Il governo non è un’azienda, il governo siamo noi e non può funzionare senza di noi: nothing about us without us. C’è bisogno del nostro giudizio e del nostro parere. Un parere che deve essere informato, raccolto ed elaborato dopo una discussione approfondita, deliberativa, che soppesi cioè tutti i pro ed i contro. La decisione finale sarà comunque delle istituzioni rappresentative, il cui compito è sancito dall’ordinamento giuridico, ma la decisione sarà “fatta” diversamente. Sarà partecipata. E sarà partecipata anche la sua implementazione, la sua messa in opera.


Perché ai cittadini non basta più dire la loro o essere ascoltati. I cittadini vogliono capire cosa accade dopo. Ed ecco che torneranno utili forme di monitoraggio civico accompagnate dal cosiddetto Freedom of Information Act, che consente un libero accesso agli atti amministrativi, ad esempio. Aperta, inclusiva, trasparente, rapida, efficace: ecco la nuova politica. La politica che, finalmente, ci libererà dalla “scimmia imbecille” e dall’illusione di una democrazia im-mediata che ha a lungo dominato il 2016.

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