Democrazia cocoon: la deliberazione per rinascere
- Giandiego Càrastro
- 25 gen 2017
- Tempo di lettura: 3 min

Per il dizionario di Oxford la parola-chiave per capire il 2016 è stata post-truth, post-verità. Gli slogan che colpiscono la pancia degli internauti contano di più che le riflessioni razionali e ragionevoli. Molti utenti di Internet ascoltano e poi votano solo secondo commenti che rinforzano le proprie convinzioni, chiudendosi al nuovo, all'insolito e rifiutando ogni "perlustrazione" nelle cornici cognitive di chi la pensa diversamente. Si prendono per veritiere anche notizie che si rivelano delle “bufale” (fake news). Da questo inquinamento informativo potrebbe aumentare la sfiducia verso gli altri e le istituzioni, incentivando la pericolosa chiusura nel proprio perimetro cognitivo, senza più gioire per la curiosità di entrare in contatto con altri mondi possibili, diversi dal proprio (v. M. Sclavi, Arte di ascoltare e mondi possibili, Mondadori).
La retorica della post-verità è altamente inquinante, ma non nasce con Internet, benché la Rete faccia da triste cassa di risonanza. Durante la storia, la manipolazione della realtà è stata ancella di abusi di potere. La invenzione dei protocolli dei savi di Sion ha portato acqua sporca al mulino anti-ebraico. Nel Novecento, il nazismo ha stordito le coscienze con la propaganda più menzognera. Il comunismo non è stato da meno. Recentemente, USA e UK si sono affrettate a validare notizie non adeguatamente verificate pur di poter esportare la democrazia in Iraq, con i drammi epocali che sono stati causati da queste asserzioni rivelatesi non veritiere.
Che fare? Cocoon è stato un originale film uscito del 1985. Degli amici anziani entravano in un piscina che scoprivano avere delle virtù rinvigorenti. La nostra democrazia è anziana e stanca, avrebbe bisogno di una nuova giovinezza. Il rimedio esiste: siamo noi stessi, cittadine e cittadini, con le nostre idee, convincimenti, dignità, passione civile e costituzionale. Il punto è che l'acqua dove nuotiamo è sempre meno (il capitale sociale si sta depauperando) e sempre più inquinata (dalle fake news, etc). Eppure, nonostante le imperfezioni, il regime democratico garantisce libertà ed uguaglianza più delle dittature, delle monarchie più o meno illuminate, delle teocrazie ben guidate, etc...
Insomma, la campana suona per noi, che possiamo promuovere la dimensione deliberativa della nostra democrazia rappresentativa, che si basa sulle aggregazioni delle nostre preferenze tramite il voto. La democrazia deliberativa, invece, si basa sulla qualità delle argomentazioni rese nella compresenza di molteplici arene deliberative (giurie dei cittadini, sondaggi deliberativi, dibattiti pubblici, bilanci partecipativi...) in cui le cittadini ed i cittadini possano confrontarsi, dialogare, cambiare e scambiarsi opinioni, portare argomentazioni e contro-argomentazioni, sfidandosi in una dialettica conversazionale ed informata. La studiosa americana Jane Mainsbridge disegna alcuni tratti della buona deliberazione, che “(…) dovrebbe, idealmente, essere aperta a tutti coloro che sono toccati dalla decisione. I partecipanti dovrebbero avere pari opportunità di influenzare il processo, avere uguale risorse ed essere protetti da diritti fondamentali.
E' richiesto, ed è centrale, un processo di reason-giving: in questo processo, i partecipanti si trattano con reciproco rispetto e pari considerazione. Essi dovrebbero ascoltarsi reciprocamente e offrire ragioni che ritengano accettabili e comprensibili dagli altri.( ...) I partecipanti non dovrebbero provare a cambiare il comportamento degli altri attraverso la minaccia di sanzioni o l'uso della forza" (citata da A. Floridia ,La democrazia deliberativa: teorie, processi e sistemi, Carocci editore, p. 62). Anche se sembra un’utopia, è comunque utile avere un modello regolativo cui tendere, nonostante la nostra realtà quotidiana sia più ingolfata da interessi, spinte lobbistiche, populismi, chiusure cognitive al confronto e bufale. In fondo, tutti abbiamo partecipato o realizzato un evento comunitario ben riuscito, ricco nelle argomentazioni, dal quale i partecipanti ne sono usciti contenti, stupiti, soddisfatti.
E' da questa rete di piccoli successi relazionali che potremo iniziare ad annullare gli effetti inquinanti della post-verità. Rigenerando la nostra Repubblica italiana.
Per approfondire:
http://www.qualitapa.gov.it/fileadmin/dam/documenti/Bobbbio---Pomatto---Modelli-di-coinvolgimento.pdf Giandiego Càrastro è studente di dottorato in Protezione civile ed ambientale all’UNIVPM di Ancona, con una ricerca sul Dibattito pubblico connesso alle grandi opere



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