La Natura e la Storia non si governano con i clic
- Stefano Sotgiu

- 26 gen 2017
- Tempo di lettura: 3 min

Nevica copiosamente, tira un vento che sradica gli alberi, si allagano le città. Il meteo è impietoso sulla Sardegna. Ma a guardare bene non è solo il tempo atmosferico a sferzare l’Isola, l’Italia, l’Europa, gli Stati Uniti. La notizia di oggi è che otto italiani su dieci dichiarano di gradire la figura dell’Uomo forte, specie tra i giovani. Putin, Trump, Grillo ed anche Renzi sono figure apprezzate per la loro capacità di semplificare (apparentemente, è ovvio) la realtà così complessa delle nostre democrazie.
Così accade con la Protezione civile: i cittadini si affidano completamente, si legano ad una singola figura che dovrebbe risolvere tutti i loro problemi, metterli al sicuro da ogni rischio. Possibilmente senza che loro facciano nulla o quasi per contribuirvi, per autogovernarsi. E’ un fenomeno di massa non del tutto nuovo ma molto più rapido del passato quello a cui stiamo assistendo. I cittadini sono il bambino viziato, che si affida a chi – di volta in volta – ritiene possa meglio soddisfare le sue esigenze facendone un idolo, da adorare, inattaccabile a tutto. Immediatamente dopo, però, con un clic, l’Idolo, essendosi dovuto confrontare con l’ineludibile complessità dei problemi e delle organizzazioni pubbliche, non riuscendo a fornire risposte in tempi immediati al bambino viziato, di colpo retrocede al grado di capro espiatorio. Diventa l’ipostatizzazione di tutti i mali.
Perché la colpa non si può dare a se stessi, la colpa è sempre di qualche altro, esterno a noi. Qualcuno che ci doveva soddisfare, che doveva risolvere ogni nostro problema saltando a pié pari tutte le difficoltà. Questa “divinità” deve vedere e provvedere, sollevare ciascuno di noi dal peso dell’autogoverno, consentirci di disinteressarci delle nostre vite, farci vivere un eterno godimento e toglierci d’impaccio se ci cacciamo nei guai mentre la Natura e la Storia fanno quello che hanno sempre fatto: andare avanti, mutare incessantemente. E’ una preoccupante dissociazione da se stessi quella a cui stiamo assistendo. Un distacco dalla responsabilità di essere veri cittadini, parte integrante delle nostre comunità, motore della Storia e delle nostre storie personali, se non suona troppo retorico.
Da sempre il genere umano ha provveduto a se stesso prima ancora di aspettarsi che qualcuno lo facesse al posto suo. Da sempre pastori, agricoltori, abitanti dei nostri borghi sono stati previdenti, hanno messo in comune conoscenze, esperienze, hanno collaborato per superare le difficoltà. Siamo sinceri: abbiamo perso questa capacità. Perché? Perché ciascuno di noi pensa che debba provvedere qualcun altro al nostro benessere. Chi? Lo Stato, la Regione, il Comune. Qualcun altro. Non noi.
Niente di più sbagliato e pericoloso. Le Istituzioni sono deboli, vincolate ad una burocrazia soffocante, in ogni caso non potrebbero prendersi cura di tutti e di ciascuno, è impossibile. Ma per superare la sindrome del bambino viziato che fa dell’idolo il centro delle sue attenzioni per delegargli ogni aspetto della sua vita e trasformarlo poi in capro espiatorio quando non soddisfi i suoi desideri c’è una sola strada: quella di fare in modo che partecipi alle decisioni, che venga portato dentro i processi decisionali. Che sperimenti le difficoltà, che si senta parte del cambiamento, della politica, della cosa pubblica.
Serve ascolto buono, ascolto attivo. Serve partecipazione. Serve ricostruire dal basso, senza tralasciare il contributo indispensabile delle conoscenze che arrivano dalle élite amministrative e scientifiche. Serve mettere di nuovo insieme i tre lati del triangolo delle decisioni riguardanti la nostra vita, le nostre comunità: cittadini, istituzioni, scienza. Se non ci sarà questa collaborazione attiva, la sindrome narcisistica del bambino viziato peggiorerà e cercheremo sempre di più di affidarci all’Uomo forte, salvo poi detronizzarlo con un clic.
Mentre ci facciamo selfie sotto la stessa neve che la Protezione civile scava a mani nude per salvare vite umane.



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