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Da sudditi a cittadini, è possibile anche nel Regno di Discordia

  • Stefano Sotgiu, disegno di Emma Sotgiu
  • 28 mar 2017
  • Tempo di lettura: 3 min

Primavera, grandi pulizie. Saliamo di sopra, io ed Emma. I bambini, si sa, amano rovistare fra le vecchie cose. Ogni soffitta è un luna park. Ogni oggetto una storia da farsi raccontare. Ogni libro, uno scrigno di misteri. Quel baule nessuno lo apriva da anni. Era talmente impolverato che sembrava arrivare dall’inizio dei tempi. Aveva ancora incollate sopra le etichette di quel lungo viaggio dei nonni dalla Sardegna a Bolzano, ai tempi delle guerra. Sfollarono lì, si pensava che i tedeschi sarebbero sbarcati da noi. Un penetrante odore di naftalina ci investì non appena sollevammo il coperchio. Dentro tanti oggetti appartenenti ad un’altra epoca. Una cartella con manoscritti e pagine dattiloscritte. Su una di queste, un breve racconto attirò immediatamente la nostra attenzione. Parlava di un Re, il Re di Discordia.

“Tanto tempo fa, molto lontano da qui, esisteva un regno non proprio felice. Si capiva già dal suo nome: il regno di Discordia. Se andavi in giro per le sue strade, le persone tenevano tutte il muso, non facevano altro che litigare, insultarsi. Erano in disaccordo su tutto. Dopo una specie di grugnito di saluto, partiva sempre la solita litania di lamentele per come andavano le cose. Su quel Paese regnava un sovrano sempre indaffarato a cercare di accontentare questo popolo col broncio. Aveva tanto studiato quando era principe, aveva avuto i migliori precettori. Si era preparato per anni per succedere a suo padre. Pensava di essere pronto per il gravoso impegno che lo attendeva.

Ma qualcosa non andava per il verso giusto. Più faceva ciò che gli sembrava giusto per il popolo, più il popolo protestava, era inquieto, si lamentava di tutto. La situazione sembrava precipitare di giorno in giorno, ormai. Di ora in ora. A corte erano tutti molto preoccupati per il clima che si respirava e qualcuno iniziava a mostrare qualche malumore. La discordia iniziò a serpeggiare anche fra i consiglieri del Re. Tutto sembrava precipitare. Si decise allora di convocare una grande assemblea, a Palazzo.

Quel giorno, dopo tanti noiosi interventi di uomini che sembravano saperla molto lunga su cosa si doveva fare, all’improvviso, alzò la mano una bambina. Chiese di prendere la parola. Molti l’avevano vista altre volte provare a dire la sua ma nessuno l’aveva mai davvero considerata. “E’ solo una bambina di otto anni! Cosa volete che sappia di come amministrare un Regno!”. Ma quella volta, il Re, ormai disperato, le concesse di parlare. La bambina, un po’ intimidita da tutte quelle facce severe che le stavano intorno, con voce tremante, disse: “Maestà, sembra che tutti in questo Paese non facciano che lamentarsi per le vostre decisioni. Perché non provate a coinvolgerli prima di emanare un editto? Potreste chiedere a loro cosa pensano sia utile per il Regno. E se sono ignoranti, magari potreste farli istruire dai vostri consiglieri!”.

Si scatenò il finimondo. I consiglieri del Re urlavano, avevano paura di perdere il loro ruolo. Lo stesso Re pensò che quella fosse un’utopia. Impossibile. Ma la situazione era talmente grave che decise fosse arrivato il momento di un cambiamento. Diede retta alla bambina. Ordinò che fosse convocata un’assemblea per discutere dei problemi del Paese cui potevano partecipare i sudditi. Da quel momento si sarebbe deciso così. Non fu sempre facile, le discussioni erano complicate, i punti di vista tanti. Ma alla fine si trovava sempre un punto di accordo perché attraverso il dialogo le posizioni si avvicinavano, le persone si conoscevano, si scoprivano tante cose in comune.

Il Regno ripartì. Le persone per strada non si tenevano più il broncio. Prima timidamente, poi con sempre maggior spontaneità, iniziarono a salutarsi, a sorridere. Il Re scoprì una cosa singolare. Dalle assemblee venivano fuori le stesse decisioni che lui avrebbe assunto! I suoi stessi consiglieri erano distesi e rilassati, ora. Tutto riprese a funzionare come un orologio svizzero. Lo stesso nome del regno fu cambiato: da Discordia a Concordia. E tutti vissero concordi e contenti.”

“E la bambina, papà?”. “Beh, qui dice che la bambina sia diventata la più importante consigliera del Re e più tardi la prima Presidente della Repubblica di Concordia, eletta da cittadini, non più sudditi”.

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