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Il diritto alla mobilità e i diritti dei lavoratori

  • Immagine del redattore: Stefano Sotgiu
    Stefano Sotgiu
  • 27 mag 2017
  • Tempo di lettura: 3 min


Quello alla mobilità è un sacrosanto diritto dei Sardi. Su questo non c’è alcun dubbio. Diritto alla mobilità interna e a quella verso l’esterno dell’Isola. Un diritto che la Sardegna non è riuscita ad esigere per decenni, per il quale sono state e vengono ancora fatte giuste battaglie a tanti livelli, da quello locale a quello regionale. Un diritto che l’azione delle compagnie aeree low cost, diventate in breve tempo monopoliste su larga parte dei cieli della Sardegna, con il contributo dei finanziamenti della Regione Sardegna, ci avevano permesso di poter rendere effettivo. A prezzi molto bassi.


Low cost, si dice. Il low cost ha fatto crescere la mobilità dei Sardi ed i flussi di turismo nell’Isola. Un enorme beneficio, ovviamente con un costo notevole a carico delle casse pubbliche, che i cittadini hanno apprezzato molto. Un beneficio che obnubilava alcune domande che sarebbe stato giusto farsi, soprattutto da parte di chi ha a cuore i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, e che nessuno fino ad oggi si è fatto. A quale costo sociale tutto questo è stato possibile? In che condizioni operano i lavoratori in un regime low cost? E’ giusto che il diritto alla mobilità dei Sardi venga reso operativo a condizioni del lavoro che in Italia verrebbero giudicate assai al di sotto degli standard cui siamo abituati? Le domande sono del tutto lecite.


Spesso, infatti, in questo regime, oltre a retribuzioni assai basse rispetto alla disponibilità richiesta, i lavoratori sono costretti a provvedere per proprio conto ad attrezzature – le divise – alla formazione – i corsi sono a carico dei lavoratori e molto altro. Insomma, c’è un evidente conflitto fra diritto alla mobilità e diritti dei lavoratori. Qualcosa che fino ad oggi non sembra aver sollevato grandi questioni. Ci si accontentava di volare a condizioni le più vantaggiose possibili, osservando distrattamente il personale di bordo quando si saliva sugli aerei, fra un decollo ed un atterraggio.


Oggi si parla di gare per assegnare contributi di co-marketing, cioè soldi per promuovere il nostro territorio all’esterno, per convogliare qui flussi turistici, e, forse, qualcosa a proposito delle condizioni di lavoro che vorremmo vedere applicate dai vettori low cost, potrebbe essere detta. Da tempo gli appalti pubblici devono essere effettuati con il rispetto di criteri ambientali minimi. Certi beni acquistati dalla P.A., cioè, devono avere degli standard minimi di compatibilità ambientale. Ce n’è già un bell’elenco fra quelli pubblicati dal Ministero dell’Ambiente (http://www.minambiente.it/pagina/criteri-vigore#4). Fra questi si trova una guida all’integrazione dei criteri sociali negli appalti pubblici molto interessante.


Attraverso l’applicazione di questi criteri è possibile dire alle aziende appaltanti come vorremmo fosse trattato il lavoro che stiamo commissionando. Fra di essi la promozione del «lavoro dignitoso»: un “concetto che fa riferimento a quattro elementi ugualmente importanti e interdipendenti: il diritto a un lavoro produttivo e liberamente scelto, principi e diritti fondamentali nel lavoro, retribuzione dignitosa, protezione sociale e dialogo sociale. Nel contesto degli “appalti pubblici socialmente responsabili” possono svolgere un ruolo importante numerose questioni quali: la conformità con le norme fondamentali del lavoro; la retribuzione dignitosa; la salute e sicurezza sul luogo di lavoro; il dialogo sociale; l'accesso alla formazione; la parità di genere e non discriminazione; l'accesso alla protezione sociale di base.”


Tutti elementi di buon senso per chi ha a cuore i diritti dei lavoratori, anche quelli che garantiscono, a loro volta, uno dei diritti che riteniamo più preziosi: quello alla mobilità. Diritti che, se operativi, migliorano forse anche la qualità del servizio percepito da chi sale su un aereo oltre a promuovere la dignità del lavoro, un bene a cui noi Sardi sembriamo tenere così tanto.


Per cui abbiamo lottato e lottiamo ancora molto. Non dimentichiamocene quando siamo noi, collettivamente, a commissionarlo.

 
 
 

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