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Non basta un bell'edificio per fare la Scuola felice

  • Immagine del redattore: Stefano Sotgiu
    Stefano Sotgiu
  • 7 giu 2017
  • Tempo di lettura: 3 min

www.eupuru.eu/euschool

Sassari ha un’eccellenza in campo pedagogico: è la Fondazione InfinitoPuntoZero che, con il suo Festival biennale rappresenta sempre più il punto di riferimento di una comunità di pratica attiva ed articolata a livello locale e globale.


L’istruzione è il motore del civismo e dello sviluppo, questo è evidente nel disegno della Fondazione e lo è anche in quello di Istituzioni come la Regione che, con il progetto Iscol@ stanno dando un notevole impulso ad innovare la scuola in Sardegna e la Fondazione di Sardegna che finanzia numerose iniziative in questo senso. Le componenti da innovare non si devono però limitare a quelle materiali, ad edifici pensati meglio per l’apprendimento e la relazione. Le variabili immateriali sono decisive.


Una scuola “infelice” è infatti una scuola nella quale la qualità delle relazioni è bassa. E’ una scuola che genera dispersione, apprendimento insufficiente, è un ambiente di lavoro non stimolante. E’ una scuola che non prepara ad essere cittadini. Oppure è una scuola che, pur partendo da buone basi, non riesce a raggiungere l’eccellenza.

Il progetto “La mia scuola felice”, concept dell’Associazione Civica di Sassari, usa una fortunata locuzione di Gabriella Giornelli e Marianella Sclavi nel loro “La scuola e l’arte di ascoltare”, presentato al recente Festival pedagogico, e parte da questo obiettivo specifico: migliorare le relazioni dentro la scuola con la pratica del dialogo e della partecipazione.


E’ in questo modo che s’impara l’arte della negoziazione, del confronto creativo, della capacità di collaborare per il raggiungimento di obiettivi collettivi. E’ in questo modo che si acquisiscono le competenze di cittadinanza così tanto importanti nel mondo contemporaneo ed ormai codificate nei programmi scolastici.

Il progetto intende influire sulle variabili relazionali della scuola come organizzazione, rendendola un luogo sentito, partecipato da tutte le sue componenti. Un luogo in cui le persone si sentano ascoltate, protagoniste e partecipi, che attraverso la socializzazione aiuti a combattere fenomeni di bullismo, discriminazione, favorisca la realizzazione di obiettivi comuni attraverso l’adozione del metodo del Confronto Creativo, libera traduzione della espressione inglese “Consensus Building Approach” che nasce agli inizi degli anni ’80 negli Stati Uniti come applicazione ai processi negoziali nella sfera pubblica.


L’obiettivo generale del progetto è dunque contribuire a realizzare un maggior livello di coesione nella scuola, promuovendo il dialogo fra le parti, la discussione democratica, rendendo le sue singole componenti più partecipi, integrando i nuclei familiari di riferimento, potenziando la capacità di ascolto empatico e collaborazione del corpo docente, non docente e della dirigenza scolastica oltre alle sue competenze nell’ascolto, nel dialogo, nella progettazione partecipata, nella risoluzione di conflitti. Incrementando il livello di ownership di chi la vive attraverso il crowdfunding scolastico mediato da una piattaforma web (www.eupuru.eu/euschool) in cui si possa discutere in maniera deliberativa e finanziare progetti nati dal basso.


“La mia scuola felice”, che una rete di sei scuole del Sassarese, capofila da Direzione didattica del quinto circolo, Scuola Pertini, sta realizzando con il contributo della Fondazione di Sardegna, intende agire sulla struttura e sulla funzione dello spazio Agorà (uno degli 1+4 spazi individuati dal progetto Indire) dove la scuola interagisce nelle sue componenti interne e con l’esterno, come organizzazione inserita in un ambiente sociale complesso.


Perché l’idea di riqualificare gli spazi, seppure con l’intento di rigenerare le relazioni, non è sufficiente. La trasformazione deve essere partecipativa e le scuole, nella loro nuova configurazione devono essere il crocevia di tante attività che implicano relazione nella comunità, a partire da se stesse.


Dei veri e propri civic centre che fanno della partecipazione, del dialogo, dell’agire comunicativo in senso habermasiano, la cifra della loro azione sociale.


Delle presenze tangibili nei luoghi della nostra quotidianità.

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