La politica generativa che ci restituisce sovranità
- Stefano Sotgiu

- 12 lug 2017
- Tempo di lettura: 3 min

L’anno scorso, di questi tempi, camminavo per le strade dell’Aquila alla ricerca di stimoli, nuove idee, confronto con altre realtà che in Italia si occupano di partecipazione presenti al Festival omonimo che ogni anno si tiene nel capoluogo abruzzese. Fui molto incuriosito dalla presentazione di un libro: “La politica generativa” e dalla provenienza dell’autore.
Guglielmo Minervini era un politico ed arrivava dalla Puglia. Tutto ciò che leggevo ed a cui mi ispiravo, regolarmente, arrivava da quel focus di innovazione istituzionale che in Italia è rappresentato da Emilia-Romagna e Toscana, per lo più, accompagnate di volta in volta da altre regioni del Centro-Nord. Alla presentazione doveva essere presente l’autore e volevo conoscerlo. Avevo sentito parlare di una “primavera” di partecipazione e politiche pubbliche innovative in Puglia e l’occasione di sentirla raccontare da chi ne era stato il principale promotore era ghiotta.
Purtroppo seppi che non era stato bene. Mesi dopo, mi arrivò la notizia della sua scomparsa. Per qualche tempo non cercai più quel libro fino a qualche mese fa quando una ricerca internet me lo ripropose. Lo acquistai e scoprii il perché di tanto hype attorno dal caso pugliese. Si affermava anche nel Mezzogiorno una nuova forma di azione politico-amministrativa, molto più vicina ai cittadini perché partecipativa. Meglio ancora, perché generatrice di energie di cambiamento depositate nei tanti “giacimenti” di energia civica presenti nella nostra società e misconosciuti al mainstream politico del nostro Paese.
La qualità dell’essere generativa è, in effetti, ciò che oggi manca all’azione dei nostri governi, a tutti i livelli. Una politica è generativa quando è in grado di scovare ed aiutare a svilupparsi il capitale sociale, il civismo, il potenziale relazionale della nostra società e dirigerlo verso obiettivi di creazione di beni collettivi.
Oggi, è duro doverlo ammettere, in molti casi avviene il contrario. L’azione politico-amministrativa, il cui obiettivo è quello del massimizzare la sua sfera d’influenza sulla società, deborda da questa delicatissima funzione di catalizzazione del cambiamento per iper-regolamentare, per surrogare e sostituire l’azione civica nel vano tentativo di ritornare a quanto conosce bene: il dualismo Stato-Mercato, meglio se governato dal primo dei due poli del duopolio. La funzione d’intermediazione ed i privilegi che ne conseguono per la classe politica in termini di consenso, rappresentano un forte disincentivo alla nascita di un approccio generativo alle politiche. L’intermediazione “parassitaria” come spesso è stata definita in letteratura della politica nel Meridione, è una delle fonti più importanti dei mali italiani.
Perché mai, dunque, la politica oggi dovrebbe cedere sovranità ai cittadini, metterli nelle condizioni di conoscere, partecipare, dire la propria e persino gestire beni e servizi collettivi?
Ci sarebbero tanti fattori che le dovrebbero suggerire di farlo. Le risorse da distribuire sono sempre meno e sono sempre più governate dalle burocrazie, ad esempio. In condizioni come queste, resta pochissimo da intermediare, quasi nulla. I cittadini riconoscono sempre meno legittimazione alle decisioni dei loro rappresentanti quando non li coinvolgano, anche quando non sarebbero del tutto errate a rigore logico. Ripetere coattivamente comportamenti appartenenti ad altri scenari socio-economici è poco razionale ed è richiesto un cambiamento.
Ma è poco probabile che arriverà dal lato della politica, almeno nel breve periodo. Fabrizio Barca in una recente intervista a Micromega sostiene che arriverà dalla pressione della cittadinanza attiva. E’ una cosa che mi convince. Sarà la pressione delle tante esperienze di azione civica che anche da noi si vanno affermando, se sapranno mantenersi indipendenti, a provocare il cambiamento che tutti aspettiamo.
Un cambiamento in chiave generativa, come Minervini aveva predetto e praticato nella sua piccola-grande rivoluzione pugliese.



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