Consultazione pubblica: una nuova era per le policy?
- Stefano Sotgiu

- 28 lug 2017
- Tempo di lettura: 3 min

E’ finito un secolo per i processi decisionali pubblici e ne inizia un altro. Quasi in sordina, nella Gazzetta Ufficiale del quattordici luglio, fa la sua comparsa nell’ordinamento italiano, per la prima volta, il concetto di Consultazione pubblica, cioè l’organizzazione della partecipazione dei cittadini alle decisioni assunte dalle pubbliche amministrazioni.
Fino a questo momento gli atti nascevano completamente in seno agli organi politici ed amministrativi. C’era cioè un confine, netto e ben disegnato, fra interno ed esterno dell’apparato. Al primo competevano le decisioni, ai cittadini il diritto di conoscerle, di presentare osservazioni, eventualmente ricorrere contro di esse, reclamare. Oggi questo confine viene a cadere per la prima volta. Ed è un fatto che non si deve aver timore di definire epocale, anche se non arriva attraverso un provvedimento di legge.
Cosa dice di tanto rivoluzionario la direttiva n.2 del 31 maggio scorso? Sancisce per la prima volta, nero su bianco, un principio tutto nuovo. Alle pubbliche amministrazioni viene esplicitamente raccomandato “di promuovere una maggiore partecipazione dei cittadini alle decisioni pubbliche e di impegnarsi a considerare la consultazione pubblica, svolta anche attraverso modalità telematiche, come una fase essenziale dei processi decisionali.”
Per mettere in opera questo nuovo modus operandi, alla direttiva è allegato un documento di linee guida che sancisce alcuni principi generali per una pratica, quella della consultazione pubblica, che diventerà nel tempo un pilastro dell’azione delle pubbliche amministrazioni in Italia e di cui ciascuno di noi sentirà molto parlare nei prossimi anni.
1. Innanzitutto l’impegno: la P.A. deve garantire l’impegno sia delle componenti politiche, sia di quelle amministrative nell’organizzare processi decisionali inclusivi e deve considerare i loro risultati nel processo decisionale. Si tratta di un principio molto importante per far sì che chi partecipa abbia la garanzia di non aver perso del tempo in attività senza alcun impatto sulle decisioni finali dell’amministrazione.
2. Poi, la chiarezza: i processi decisionali devono essere ricchi d’informazioni accessibili a tutti i livelli d’istruzione, pertinenti, semplici, facili da seguire anche per chi non possiede le competenze tecniche necessarie.
3. Trasparenza: tutte le fasi, le attività, le elaborazioni dei processi di consultazione pubblica devono essere resi disponibili non solo a chi partecipa ad essi ma a tutti i cittadini.
4. Sostegno alla partecipazione: i processi di consultazione pubblica devono essere accompagnati da tutte quelle attività d’informazione, comunicazione, educazione necessarie a consentire una partecipazione realmente informata ed incisiva dei cittadini, sia on line, sia off line. Le amministrazioni e le scuole devono realizzare iniziative congiunte per diffondere la cultura della partecipazione.
5. Privacy: i processi di consultazione devono garantire il rispetto della privacy dei partecipanti.
6. Imparzialità: la consultazione pubblica è ispirata all’interesse pubblico e non quello di chi la propone o di altre parti, pertanto deve garantire massima imparzialità nelle informazioni e nelle procedure di discussione e decisione.
7. Inclusione: deve essere garantita a tutti la possibilità di partecipare a processi di consultazione pubblica.
8. Tempestività: la consultazione avviene a monte e non a valle della decisione. Cioè quando ancora la decisione non è formata. Si tratta di contribuire a formarla e non a ratificarla.
9. Orientamento al cittadino: la consultazione deve essere organizzata nei tempi e nei modi adatti a favorire la partecipazione dei cittadini.
Nove principi rivoluzionari, nati anch’essi da un processo on line di consultazione pubblica, nell’ambito dell’Open Government Partnership del Governo italiano. Nove sostegni ad un modo nuovo di essere cittadini e di amministrare.
Ora, davvero, nessuno può più dire di non avere strumenti per aprire le decisioni a tutti noi o per partecipare attivamente.



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