Il politico del XXI secolo: sperimentatore, "equivicino", Agile
- Stefano Sotgiu

- 5 set 2017
- Tempo di lettura: 3 min

La sfiducia nella politica
Il Politico, per usare un eufemismo, è oggi una delle figure in cui i cittadini ripongono meno fiducia. I social network trasudano sfiducia nei confronti dei politici, quando non odio, disprezzo. Sono carichi di insulti, di una violenza inimmaginabile soltanto fino a qualche anno fa. Spesso il politico, anche quando sbaglia in buona fede, oppure quando non sbaglia affatto, diventa un facile capro espiatorio per la rabbia e la frustrazione diffusa.
In tanti desiderano che questa situazione cambi e certo ci sono molte strade per il cambiamento, inclusa la repressione degli atteggiamenti violenti. Questo, tuttavia, non esime chi intende rappresentare i cittadini da un profondo ripensamento della propria funzione e del modo in cui viene esercitata.
La politica come professione
Il Politico, il rappresentante dei cittadini, resta infatti una delle figure-chiave del mondo contemporaneo, esattamente come lo era in quello moderno del XX secolo e nonostante il passaggio epocale dall’era analogica all’era digitale. Questo passaggio non è stato privo di conseguenze per quello che il Politico può e deve diventare come figura idealtipica nella contemporaneità. Le prime tessere per la ricostruzione dell’identikit del Politico nel mondo moderno furono poste dal maggior scienziato sociale del ‘900, Max Weber, in una famosa conferenza del 1919 all’Università di Monaco. Egli, per primo, intanto affermò che la politica fosse necessariamente una professione e distinse i politici in coloro che vivono per la politica, cioè fanno della politica la passione della loro vita e coloro che vivono di politica, cioè chi fa della politica un vero e proprio lavoro.
Il politico del XX secolo
Per Weber il Politico deve avere tre caratteristiche principali: passione, senso di responsabilità, lungimiranza. La prima riguarda “ la dedizione appassionata ad una causa”, cioè quel fuoco interiore che spinge a sposare una determinata visione di cambiamento sociale e a dedicare ad essa l’esistenza. La seconda, invece, riguarda l’azione. La passione per Weber non basta se non diventa la stella polare dell’azione del Politico, se non guida ogni suo singolo atto. La terza, invece si configura come distacco, cioè la distanza di giudizio che il Politico deve necessariamente mettere “tra le cose e gli uomini”. “La mancanza di distacco (…) è uno dei peccati mortali di qualsiasi uomo politico”. La lungimiranza è la capacità di agire con razionalità sulla realtà perché se ne rimane sufficientemente distanti. Ed è proprio questo l’elemento su cui chi intende dedicare la sua vita alla politica dovrebbe riflettere maggiormente nel passaggio che porta nel nuovo mondo, caratterizzato dalle tecnologie digitali, dai network, dalla collaborazione, dal facile ottenimento e scambio di dati.
Le nuove caratteristiche del politico nel XXI secolo: sperimentalità, "equivicinanza", Agilità
Il Politico del XXI secolo ha caratteristiche diverse da quello del XX. Non deve innanzitutto essere equidistante ma “equivicino”. Deve cioè diventare il catalizzatore dell’attivismo dei cittadini sviluppando una forte capacità di ascolto e di costruzione partecipata delle decisioni, riservandosi l’equidistanza solo al momento nel quale la decisione dovrà effettivamente essere presa e trasformarsi in atti amministrativi, che richiedono anche un formale distacco dal contingente. Insieme all’”equivicinanza”, il Politico dovrà sviluppare alcune doti analitiche
importanti come quella di sviluppare le politiche a partire da elementi di dato e di fatto che supportino la passione ideologica e la visione di cambiamento sociale desiderata. Infine la capacità di sperimentare. Le politiche non possono essere considerate alla stregua di oggetti industriali la cui forma è completamente prevedibile e per i quali serve solo allestire una catena di montaggio e puntare sulle economie di scala. Ogni politica è un prototipo, un esperimento che va condotto come tale finché non si trova l’adattamento, la formula giusta per il contesto specifico di riferimento. Questa capacità di sperimentare e di aggiustare il tiro in cammino è una delle caratteristiche più importanti del Politico del XXI secolo, in un contesto spesso imprevedibile e caratterizzato da complessità molto difficili da anticipare nella progettazione.
Il Politico deve essere allora Agile, così come prescrive una famosa tecnica di progettazione del software. A noi cittadini l’auspicio di una nuova classe politica “equivicina”, attenta ai dati ed ai fatti, Agile. Se questo avverrà, tante tensioni si esauriranno e si tornerà ad un più fisiologico rapporto fra rappresentati e loro rappresentanti.



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