Quando la democrazia si impara a scuola
- Stefano Sotgiu

- 17 set 2017
- Tempo di lettura: 3 min

La democrazia insoddisfacente
In una democrazia che funzioni bene, il livello d’istruzione e la pratica dei cittadini al dibattito pubblico determinano la differenza fra un sistema che funziona ed uno disfunzionale. Lo vediamo tutti i giorni: la qualità della democrazia in Italia è insoddisfacente. Un livello d’istruzione ancora troppo basso rispetto a quello di altri Paesi europei ed un’endemica difficoltà a razionalizzare le decisioni pubbliche ci rendono un Paese dalla bassa qualità democratica, che fa di ogni questione collettiva terreno di guerre di religione, luogo di frattura sociale.
Apprendere la democrazia
La capacità di essere buoni cittadini, però, si può apprendere. D’altronde la stessa Italia vede situazioni molti differenti fra di loro sotto questo profilo. E’ a scuola che si dovrebbero acquisire le competenze principali per esercitare al meglio il proprio ruolo di cittadini e cittadine. I programmi già disegnano queste abilità, che vanno dalla comprensione di dati e fatti, alla capacità di interpretarli, di discuterli e di negoziare con altri eventuali soluzioni a problemi, di comunicare ed ascoltare.
Da più parti s’invoca un maggior investimento nell’insegnamento dell’educazione civica come materia e della Costituzione. Si tratta di un approccio che, seppure può essere capace di trasferire alcune informazioni, non è in grado di modificare comportamenti. Ed è proprio questo che, invece, è necessario fare. Costruire un maggiore senso civico, una migliore capacità di essere cittadini attivi e partecipi delle decisioni pubbliche, una maggiore propensione ad occuparsene, una minore tendenza a delegare in bianco ogni aspetto della vita pubblica a dei rappresentanti, salvo poi criticarli aspramente quando le loro decisioni non rispecchiano fedelmente ciò che ci si aspetta.
Le scuole per una nuova democrazia
Una maggiore capacità di trasferire esigenze e bisogni nelle politiche è dunque legato ad una pratica costante della partecipazione e della cittadinanza attive, le cui abilità si devono apprendere nel percorso scolastico. Di questo, da qualche tempo, in Italia si sono accorte anche le Istituzioni, che stanno investendo in campagne di comunicazione destinate a favorire una cultura del rispetto delle differenze ma, soprattutto, stanno chiedendo alla Scuola di rivestire un ruolo da protagonista nella formazione dei futuri cittadini alla pratica della cittadinanza.
Una recente direttiva del Dipartimento della Funzione Pubblica esprime molto chiaramente questo indirizzo individuando nelle scuole i soggetti che dovrebbero realizzare programmi per diffondere la cultura della consultazione pubblica, della partecipazione, della deliberazione. Le decisioni che si assumono nella Scuola, quelle che riguardano le attività che in essa si svolgono, i suoi progetti di miglioramento, la sua vita organizzativa e didattica, dovrebbero nascere dall’ascolto e dalla considerazione di più voci.
Una Scuola "felice" è una scuola dall'alta qualità relazionale e democratica
Un obiettivo ambizioso che sconta il solito, ormai ovvio, gap di risorse e che investe la funzione dirigente, quella docente, quella non docente, gli studenti e tutti gli altri componenti della comunità scolastica, a partire dalle famiglie per terminare con i contesti ambientali nei quali le scuole operano.
Lo stesso Istituto INDIRE, che si occupa dell’innovazione nella Scuola, con il suo Manifesto 1 + 4 per gli spazi educativi (http://www.indire.it/progetto/ll-modello-1-4-spazi-educativi/), individua nell’Agorà quel luogo fisico e sociale nel quale, all’interno delle scuole, deve avvenire l’interazione fra interno ed esterno, dove vanno migliorate le relazioni. Perché, come ci spiegano Marianella Sclavi e Gabriella Giornelli nel loro recente “La scuola e l’arte di ascoltare”, una scuola felice è una scuola con un’alta qualità relazionale e democratica.
A mettere le condizioni perché questo possa avvenire, da noi, è stata la Fondazione di Sardegna, attenta al tema già da tempo, con il finanziamento di alcuni progetti innovativi. Da ricordare anche il contributo della Fondazione InfinitoPuntoZero e del suo festival pedagogico, quest’anno dedicato agli spazi scolastici.
I progetti del territorio
I primi esperimenti non tarderanno ad arrivare: una rete di sei scuole della Provincia di Sassari, con il V Circolo “Sandro Pertini” come capofila, lavorerà su questo tema nevralgico. Altre lo hanno fatto in passato con progetti pensati per il rapporto fra infanzia e città. A scuola si va anche per imparare – in pratica – il rispetto delle differenze, la capacità di assumere intelligenti decisioni collettive, la soddisfazione del far parte di una comunità che funziona, nella quale la vita sociale è piacevole e porta vantaggi a tutti.
“La scuola felice”, oggi, per chi ci vuole credere, è a portata di mano.



Commenti