Turismofobia o Cittadinofobia? Compensare, coinvolgere, reindirizzare per governare meglio il turism
- Stefano Sotgiu

- 29 set 2017
- Tempo di lettura: 3 min

Turismofobia: le comunità reagiscono alla congestione turistica
Un video di qualche anno fa gira per la rete, in questi giorni. Nel 2012, ventotto ginnaste inglesi entrano in una Mini stabilendo un nuovo record e vengono iscritte così nel Guinness dei Primati. A guardarle sembra quasi di assistere alla scena presa da una rambla di Barcellona, da una calle di Venezia, da una via di Tenerife durante la movida notturna. Oppure da una località turistica o una spiaggia della Sardegna ad agosto. Il turismo durante certi periodi dell’anno restituisce questa immagine: una congestione umana insopportabile, un carico antropico talmente pesante da generare conflitti ormai espliciti fra residenti e turisti.
E per capire di cosa si tratta, anche vicino a noi, basta fare un giro nelle località più prossime, invase dalle auto e dai rifiuti che l’ondata turistica genera. Un fenomeno difficilmente gestibile a cui oggi si aggiunge quello dell’insofferenza dei cittadini che abitano ogni giorno le località turistiche. Quest’insofferenza, di recente, ha preso un nome, che inizia a circolare: turismofobia. A Barcellona spuntano le scritte contro i turisti sui muri, i cartelli esposti nel quartiere di Barcellonetta, gli scioperi ricorrenti dell’aeroporto del Prat, le manifestazioni del gruppo Arran a Maiorca, le proteste di San Sebastian. Ed anche da noi, a Venezia, ad esempio, si manifesta contro l’impatto negativo del turismo sugli affitti e sull’ambiente della laguna. Non mancano episodi di fastidio anche in Sardegna: dalla rabbia verso i turisti che abbandonano rifiuti nelle spiagge, a quella verso chi invece porta via souvenir che non è permesso sottrarre all’ambiente naturale, fino alla gentrification ed alla perdita di autenticità dei nostri centri urbani invasi da una movida uguale in tutto il mondo, da catene di esercizi che si possono incrociare ovunque sia presente un flusso turistico di un certo rilievo.
I paradossi del turismo: più o meno presenze?
Emerge insomma un iniziale ma significativo: “turisti, state a casa vostra”. Quello turistico è un fenomeno in continua crescita a livello mondiale, a Barcellona dal 1990 è raddoppiato. La Sardegna fa riscontrare un 18% in più rispetto allo scorso anno. Molte circostante determinano questa crescita, non ultima le crisi politiche in atto in molti Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente. Il punto è che le località turistiche e le città si riempiono all’inverosimile. Questo genera numerosi effetti negativi legati alla congestione di tutti i servizi, ad una presenza esterna continua e fastidiosa perché spesso non educata al rispetto verso i luoghi, ad una perdita netta di autenticità dei luoghi, che tendono ad uniformarsi, all’aumento del costo delle abitazioni, un incremento degli affitti permanente. Mentre dunque da un lato ogni territorio combatte sul teatro della competizione internazionale per attrarre più turisti, dall’altro lo stesso territorio inizia a mostrare segni sempre più profondi di usura da sovraesposizione al fenomeno turistico.
Il ruolo del sistema economico e la "cittadinofobia"
Qualcuno vede il fenomeno dall’angolo visuale opposto e parla di cittadinofobia, con riferimento alle strategie di corto respiro degli operatori turistici che puntano al solo profitto a breve termine, senza tenere conto delle condizioni di sostenibilità socio-economica ed ambientale del turismo. Un nuovo focolaio di conflitto sociale, dunque. I governi iniziano a dare qualche cenno di risposta: in Italia il nuovo Piano del Turismo prevede azioni che diano un maggiore sollievo alle località che sopportano il maggior carico. Anche le città si organizzano: Firenze prova a darsi, ad esempio, un Decalogo del turista educato per far fronte al degrado che inevitabilmente porta un turismo di massa.
Soprattutto le regioni con una struttura economica poco diversificata come la Sardegna possono trovarsi in difficoltà. Dopo la fine della grande industria, inutile dire, la grande speranza è stata riposta nel turismo e nel collegato comparto agroalimentare. Un turismo che recenti rilevazioni ci danno – desolatamente – ancora molto concentrato intorno alle coste, al nostro mare.
Tasse di soggiorno, destinazioni alternative, coinvolgimento dei turisti
Bisognerà dunque lavorare ancora molto su azioni innovative: ad esempio su una necessaria compensazione per i residenti di località sotto pressione turistica. Una compensazione che non può non arrivare da una tassa di soggiorno reinvestita in beni e servizi comuni, anche individuati in maniera condivisa con cittadini e turisti, che mostrano di tenere alla qualità ed al livello dei servizi. O ancora da un investimento molto forte nel reindirizzamento dei flussi turistici verso località meno battute, su tutti – ad esempio – i borghi più accoglienti presenti sul territorio regionale.
Ventotto ragazze in una Mini possono starci, si, ma solo per qualche secondo.



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