La Rete metropolitana può cambiare il futuro di Sassari
- Stefano Sotgiu

- 7 ott 2017
- Tempo di lettura: 3 min

Il conflitto fra centri e periferie
L’Europa in questi giorni offre spunti di discussione sulla democrazia forse più rilevanti delle politiche di sviluppo dell’area territoriale di una delle sue regioni ma forse spendere qualche parola su ciò che accade a Sassari oggi non è poi così distante concettualmente da quanto avviene in queste ore in Spagna. Perché? Perché sono spesso le differenti opportunità a disposizione delle comunità locali a determinare il nascere di sentimenti che progressivamente allontanano dalla coesione sociale. Viviamo in un mondo nel quale centri e periferie lottano fra di loro per sopravvivere in una realtà complessa e difficile, dove ci si batte per riuscire a mantenersi in linea di galleggiamento ed offrire un futuro dignitoso ai propri figli. La programmazione territoriale in Sardegna
In questo contesto di forti cambiamenti istituzionali e di tensioni legate alle riforme in agenda nasce la programmazione territoriale della Sardegna. Un’opportunità offerta ai territori dell’Isola per costruire le loro peculiari politiche di sviluppo potendo contare sulle risorse a disposizione nel bilancio regionale nel quadro di un ciclo integrato di spesa che consideri unitariamente le risorse proprie, quelle nazionali, quelle comunitarie. Diverse realtà si sono già mosse su queste coordinate mobilitando il proprio territorio e producendo una progettazione che la Regione ha validato approvando una manifestazione d’interesse e che sta accompagnando verso una definizione più dettagliata.
Il decollo difficoltoso dell'innovazione istituzionale nel Sassarese
Nel Sassarese questo processo si è incrociato con le complessità che sono arrivate dalla riforma degli enti locali. Nel Nord Ovest è nata una figura organizzativa nuovissima e molto innovativa: una Rete metropolitana che ha l’ambizione di realizzare un organismo di governance policentrico che valorizzi le caratteristiche di ciascuno dei centri che ne fanno parte in un contesto di unitarietà d’intenti e reciproco aiuto. Ogni innovazione importante richiede un periodo di metabolizzazione e di adattamento. La Rete metropolitana si trova oggi in una fase di avvio: ha uno Statuto, ancora non dispone di una struttura consolidata, ha abbozzato un primo piano. Lunedì è stata presentata la sua manifestazione d’interesse nell’ambito della programmazione territoriale, che rappresenta il primo passo nella direzione di una politica di sviluppo territoriale. La qualità istituzionale ed il successo delle politiche di sviluppo Il successo di questa operazione, il concreto dispiegarsi dei suoi benefici sulle vite di tutti i cittadini e le cittadine del Sassarese, dipenderà da fattori di metodo e di merito. E’ convinzione di chi scrive che i primi siano di gran lunga i più importanti. Nessuna politica di sviluppo ha mai sortito effetti significativi in contesti non adatti dal punto di vista della qualità istituzionale. Di cosa parliamo quando ci riferiamo a questa particolare caratteristica di un contesto locale? Alla sua capacità di mettere insieme le sue diverse parti su un disegno pluralistico e condiviso allo stesso tempo, che deriva da un serio lavoro di coinvolgimento di tutti gli attori locali, discussione, decisione di priorità, monitoraggio e valutazione collettiva degli esiti, capacità di correggere il tiro in modo tempestivo; alla sua capacità di rendere semplice la realizzazione dei progetti attraverso la massima semplificazione delle procedure “tagliando il nastro rosso”, come dicono gli anglosassoni; alla capacità di comunicare, rendere trasparenti e ampiamente conosciute le scelte e la possibilità di prendervi parte.
Una tradizione da confermare e migliorare: massima attenzione al metodo nella costruzione delle policy di sviluppo
Il Nord Sardegna ha una notevole tradizione di programmazione. E’ stato pioniere nei Piani Integrati d’Area dei primi anni ’90, poi nei Patti territoriali, nei Progetti Integrati territoriali più volte riproposti dalla Regione. Disponeva di un’Agenzia di sviluppo locale, è stato diretto gestore di fondi strutturali con l’Iniziativa Interreg in anni in cui anche la Regione muoveva i primi passi in questo settore. E’ questa la traccia da seguire ancora, quella che parte dalle nostre migliori pratiche istituzionali e che ci proietta nel futuro. Dalle Istituzioni ci si attende dunque massima attenzione nella costruzione dei processi decisionali e nel coinvolgimento più ampio possibile.
Sassari ha imboccato un sentiero interessante con gli Investimenti Integrati territoriali che presto vedranno il centro storico al centro di progetti di sviluppo e sta lavorando ad un ambizioso programma di interventi su alcuni quartieri periferici, recentemente finanziato dal governo. Se la Rete Metropolitana e la Regione riusciranno ad essere rigorose dal punto di vista del metodo, per il Sassarese, stanti le priorità di cui si discute da anni e le nuove che emergeranno, si potranno aprire scenari più tranquillizzanti per il futuro.



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