top of page

Il ritorno della città media, spina dorsale dell'Italia migliore

  • Immagine del redattore: Stefano Sotgiu
    Stefano Sotgiu
  • 20 ott 2017
  • Tempo di lettura: 3 min

Foto by Piermario (Flickr)

Ascesa, declino, ripresa delle città medie


Il dibattito sulle politiche urbane vede in questa fase storica la contrapposizione fra un’idea di città fondata sull’agglomerazione, la città metropolitana e la richiesta di attenzione dell’Italia dei piccoli comuni, i borghi rurali. Sembra scomparsa – ma in realtà sta per riemergere, come vedremo – una protagonista degli anni ’80 e ’90: la città media.

Questa forma urbana, intermedia fra quella metropolitana ed il paese, la cosiddetta provincia italiana, è la spina dorsale dell’organizzazione dello spazio urbanizzato nel nostro Paese ed anche in Sardegna. Città medie sono quelle della dorsale lombardo-emiliano-romagnola: Pavia, Mantova, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Forlì, Cesena, giù fino alle marchigiane Pesaro, Ancona, Ascoli, Macerata; le venete Belluno, Vicenza, Treviso; Trento e Bolzano; le toscane Pisa, Livorno, Lucca, Siena; le liguri Savona e La Spezia; fino ad arrivare, nel Mezzogiorno, alle campane Salerno, Avellino, Benevento ed altre importanti realtà.


Città medie in Sardegna


Si tratta di città che si collocano fra i 50 ed i 150.000 abitanti, dotate di servizi rari, di un’economia costruita sulla piccola e media impresa manifatturiera, in cui si gode una qualità della vita spesso elevata, che coniuga il benessere economico con altri valori importanti: ritmi non forsennati, disponibilità di un patrimonio ambientale facilmente fruibile, migliore socialità. E’ il modello per il quale da sempre il mondo, l’Europa hanno guardato all’Italia come il luogo del buon vivere.

Questo tipo di città esiste anche in Sardegna: meglio, le città sarde sono tutte medie ma con una diversa disposizione nello spazio e con una morfologia differente. Al Nord ed al Centro osserviamo insediamenti isolati, separati fra loro dal territorio rurale, dalla campagna. Al Sud, nell’area del Cagliaritano la città media si è sviluppata stretta fra moltissimi centri satellite che si sono fusi nel tempo ad essa formando una conurbazione compatta di dimensioni maggiori rispetto alle altre.


Una legge per riconoscere le differenze in un "ecosistema" insediativo diversificato


Ogni realtà evidenzia punti di forza e debolezza, vantaggi e svantaggi. A differenziarle è solo la fenomenologia dell’insediamento nello spazio. Queste città hanno costruito nel tempo proiezioni di se stesse, visioni della propria identità in un destino comune, anche in rapporto con l’esterno. Il Nord Sardegna da sempre proiettato verso il versante settentrionale del Mediterraneo, il Sud verso quello meridionale. Realtà distinguibili per una collocazione nello spazio e rapporti geopolitici interni diversi. Paritari o quasi-paritari al Nord ed al Centro, caratterizzati da una leadership al Sud.

Questa differente organizzazione dello spazio è stata riconosciuta nella legge sarda di riforma degli Enti locali, che ha fotografato per prima in Italia la realtà della città media ed ha individuato nei suoi rapporti con i centri circostanti ed l’ambito territoriale più ampio il focus nella costruzione delle politiche di sviluppo, delle infrastrutture, dei servizi, suscitando - insieme ad una accalorata discussione interna - un forte interesse esterno per la sua innovatività.


L'Agenda urbana nazionale per le città medie


Di città medie e delle relazioni fra loro, finalmente, si discute di nuovo a livello nazionale. Lo si è fatto nel recente meeting dell’ANCI, l’Associazione dei Comuni italiani, che ha al suo interno un gruppo di lavoro di amministratori locali dedicato al rapporto fra città medie ed Agenda urbana – la politica nazionale per le città - per il tramite della pianificazione strategica, il cui coordinatore è il Sindaco di Sassari.

Il tema è dunque quello di non dimenticare che l’Italia ha la sua caratteristica principale di organizzazione urbana del territorio nella città media (oltreché nel piccolo comune) e che la città media è competitiva nella contemporaneità digitale grazie all’indifferenza localizzativa ed al rapporto fra migliore qualità della vita e disponibilità di servizi. Si tratta di un binomio che va valorizzato con politiche che migliorino i servizi e stimolino l’insediamento e la nascita di piccole e medie imprese nei settori più dinamici (ICT e dintorni, turismo, nuova agricoltura, nuova economia locale del cibo).


La pianificazione strategica per la ripartenza delle città medie


La ripartenza di una stagione d’intensa pianificazione strategica che parta dalla sistematizzazione di quanto prodotto in passato per spostarsi molto rapidamente verso la produzione collettiva di nuove identità, politiche, programmi e progetti è la chiave di volta per il riconoscimento – anche costituzionale - delle città medie e delle loro reti.


Senza dare nulla per scontato, le città medie, spina dorsale dell’Italia migliore, si devono rimettere in cammino. A beneficiarne sarà l’intero Paese.

Commenti


Also Featured In

    Like what you read? Donate now and help me provide fresh news and analysis for my readers   

Dona con PayPal

© 2023 by "This Just In". Proudly created with Wix.com

bottom of page