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Burocrazia vs. Politica: la vera contesa per il governo

  • Immagine del redattore: Stefano Sotgiu
    Stefano Sotgiu
  • 27 nov 2017
  • Tempo di lettura: 3 min

Kafka e Weber avevano predetto nel XX secolo gli effetti della burocrazia

Le promesse fallaci della politica


Dunque, come periodicamente, troppo spesso in Italia ed anche in Sardegna accade, siamo di nuovo in campagna elettorale. Qualcuno si domanderà, giustamente, se abbiamo mai smesso di esserlo. Si vive immersi in un clima da stadio perenne, ormai. Le forze politiche da adesso andranno in giro a raccontare come cambiare il nostro Paese, la nostra Regione. A fare promesse, a dichiararsi “pronte a governare”, a dimostrare di avere le idee chiare e di poter portare risultati in breve tempo. Di migliorare la nostra vita. Bene. Sono promesse fallaci. Illusioni.


La burocrazia oggi: un "cestino dei rifiuti" multilivello


Il grosso, la maggior parte della performance di un governo non dipende dal governo, in Italia. Ancor meno in Sardegna. Dipende dalla burocrazia, dall'apparato amministrativo. O meglio, dalle burocrazie, dal sommarsi degli strati di burocrazie che abbiamo creato negli anni. Già, perché uno Stato centrale (che ha i suoi difetti, per carità) ha un’unica burocrazia che risponde ad un unico centro di controllo, lo Stato appunto. Un sistema ad elevato livello di diversificazione, decentramento, autonomia – che ha i vantaggi dell’autogoverno, della prossimità col territorio – invece, ha lo svantaggio del coordinamento che deriva dalla proliferazione di centri decisionali che producono norme.

Ciascuno di questi livelli, dall’Unione Europea fino ai livelli di governo territoriali, genera leggi, regolamenti, circolari, ordini di servizio. Sono centinaia di organizzazioni che non comunicano le une con le altre, che producono le regole che dovrebbero ordinare la nostra vita. Ed è del tutto ovvio che il risultato di tutto questo sia il caos. March e Olsen, due studiosi americani di organizzazioni, diverso tempo fa, hanno battezzato questo modello garbage can, cioè “cestino dei rifiuti”. In un cestino dei rifiuti c’è di tutto. Ogni giorno, se qualcuno ci infila la mano dentro, può trovare problemi, soluzioni, oppure il nulla. Il grande apparato a più livelli che ci governa, oggi, è questo: un enorme cestino dei rifiuti.


La burocrazia ha come fine la propria sopravvivenza, senza scossoni


Le organizzazioni pubbliche, dunque, sono strutture composite ma - come tutte le organizzazioni – sono dedite teleologicamente alla propria sopravvivenza. Non vivono per altro: sopravvivere. La burocrazia - salvo eccezioni - vive di norme, routine interpretabili secondo il principio economico dell'efficienza. Un'efficienza legata alla propria esistenza in vita. Dunque, la burocrazia non è imparziale, come nella vulgata. Ha un fine ben preciso: se stessa, la sua comoda esistenza. Anche mentre tutto fuori crolla.

E attenzione: questo non è un attacco al pubblico impiego. Anzi. Spesso i dipendenti pubblici sono vittime di un sistema organizzato per annichilire ogni loro voglia di cambiare le cose, ogni loro entusiasmo, ogni loro competenza.

La burocrazia, dunque, si è rintanata nel suo fortino inespugnabile. Perché è successo tutto questo? Perché esiste un presupposto culturale di fondo alla base dei nostri apparati politico-amministrativi in cui l’amministrazione tutelerebbe i cittadini mentre la politica interessi di parte. Sarebbe aggressiva e tenderebbe a colonizzare, corrompendolo, ogni sistema. Abbiamo dimostrato che non è così: la burocrazia è un potere ed ha uno scopo. E’ di parte, non è imparziale. Difende se stessa.


La responsabilità "zoppa" della politica


Però i cittadini vogliono risultati. La gente se la prende coi governi. Ai governi viene però attribuito un potere che oggi non hanno. Non si fa nulla che l’amministrazione non voglia. E se questo, sotto un certo profilo, garantisce almeno sulla carta gli interessi pubblici, all’atto pratico, invece, spesso non fa altro che garantire quelli della stessa burocrazia. Sono gli incentivi, le norme vigenti nell’”ecosistema” organizzativo della burocrazia a determinare questo comportamento. Che è logico, umano, comprensibile. Perché mai prendere rischi se i risultati dell’attività sono difficili da misurare, si può essere facilmente censurati, le norme sono tante e contraddittorie, si può incorrere in problemi legali, tutti giocano il gioco del cerino acceso in mano ad un altro?


Lo spoils system per una responsabilità piena della politica


Ogni promessa vi faranno, dunque, cari concittadini, va letta alla luce di questo. Ogni giudizio sui governi va formato con questo in mente. A meno che, qualcuno, un giorno, non emerga con un’idea che in Italia pare folle ai più: lo spoils system. Scegliere i dirigenti ad ogni tornata, farli dimettere alla fine del mandato. Fare in modo che, oltre all’ovvio rispetto della legalità ed alle competenze manageriali pubblicistiche, siano legati ad un programma di governo, siano motivati nel portarlo avanti.


Altrimenti oggi, chiunque vi prometta qualcosa, segnatelo, non sarà in grado di mantenerla.



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