Partecipazione: una piccola guida per orientarsi
- Stefano Sotgiu

- 16 dic 2017
- Tempo di lettura: 3 min

Tempo di elezioni: la partecipazione diventa un elemento caratterizzante dell'offerta politica
Sono sempre più numerosi partiti e movimenti che dichiarano di voler utilizzare processi partecipativi per definire programmi di governo. E’ un “plus” quello che le diverse sigle ci propongono, che dovrebbe indicare il loro livello di apertura e democraticità. Ma quello della partecipazione, della reale possibilità dei cittadini e delle cittadine di poter influenzare prima le scelte di governo e poi la sua stessa attività di governo è un concetto molto “scivoloso”. Spesso utilizzato come specchietto per le allodole nei confronti di elettori alla ricerca di cambiamento, d’innovazione.
Una piccola guida per orientarsi nell'offerta di partecipazione
E allora, forse, può essere utile proporre all’opinione pubblica una piccola guida per punti che consenta capire meglio di cosa parliamo. Innanzitutto il Chi sta proponendo ai cittadini ed alle cittadine di partecipare. E’ molto diverso se lo fa un partito in campagna elettorale o lo stesso partito al governo in un’Istituzione. Le campagne elettorali sono momenti nei quali è più facile fare promesse per ottenere il voto. Mantenere queste promesse al governo è un passo ulteriore. Il Cosa è altrettanto importante. Cosa e come vengono gestiti i processi partecipativi fanno la differenza fra quelli riusciti bene e quelli di facciata, o superficiali.
Cinque fasi: coinvolgimento, informazione, ascolto/discussione, decisione, messa in opera
Ogni processo partecipativo è fatto di quattro fasi, almeno. In una prima si deve lavorare al massimo coinvolgimento di tutte le voci rilevanti per la questione da decidere. Perché chi partecipa alla decisione ne determina il segno. La seconda fase è quella dell’informazione sui temi in questione. Non è un buon processo partecipativo quello nel quale non vengono fornite buone informazioni e strumenti per costruirsi un’opinione. La terza è quella della discussione. Ogni discussione deve essere organizzata in maniera che siano rappresentati tutti i punti di vista in gioco, che ciascuno possa esprimersi (in vari modi, il web può avere un ruolo importante per allargare la platea dei decidenti), che l’interazione avvenga in maniera ordinata e democratica, che vengano cercati elementi di convergenza o rappresentata fedelmente la divergenza fra posizioni, che venga stilato un documento finale nel quale ciascuno si senta rappresentato. In una quarta fase si può decidere, l’elaborazione di tante idee deve condurre a scegliere (senza cestinare la ricchezza delle tante ipotesi emerse). La scelta deve essere curata con metodo. O per consenso sulle idee che mettono d’accordo tutti, oppure attraverso il voto ma con una particolare sensibilità per le voci dissonanti. Ogni decisione dovrà essere sempre il momento finale del percorso. Infine la messa in opera della decisione. Un buon indicatore di bontà del processo è la nascita di commissioni formate dai partecipanti di verifica della realizzazione delle decisioni.
Quando, dove e, soprattutto, perché
Il Quando ed il Dove sono ugualmente importanti. Ogni processo deve essere organizzato in tempi ed in luoghi che consentano un’agevole partecipazione a tutti i cittadini e le cittadine siano interessati a partecipare. Una particolare attenzione per la logistica degli spazi di discussione e la loro organizzazione è indicatore di buona qualità. Poter parlare in piccoli gruppi che comunicano fra loro è meglio che organizzare grandi assemblee nelle quali si parla uno a tanti.
Infine, il Perché, la questione cruciale. Veniamo chiamati perché la nostra opinione conta davvero, oppure perché serve il nostro consenso, magari il nostro voto e tutto è già deciso? Veniamo chiamati a decidere su dettagli insignificanti o su elementi che possono avere impatto sulle nostre vite? Come entra il nostro contributo nella formazione di atti, provvedimenti, documenti applicativi? Il “contratto” deve essere chiaro fin dall’inizio.
Meglio una buona possibilità di incidere su argomenti mirati che la promessa generica di grandi aperture che poi può risultare delusa. La chiarezza delle “regole d’ingaggio” è fondamentale. La partecipazione rende la democrazia più intelligente ed efficace. Impariamo a riconoscere quando è utile e ben organizzata.



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