L'Autonomia è più forte se dà voce ai cittadini
- Stefano Sotgiu

- 18 gen 2018
- Tempo di lettura: 3 min

Dopo il Referendum del 2016 permane la necessità di riforme
Il ministro dello Sviluppo Economico Calenda, in una recente intervista, ha parlato della auspicabilità di un momento, un’assemblea costituente per far nascere la Terza Repubblica. “È l'unico modo per aprire in maniera ordinata la terza Repubblica invece di subire la dissoluzione caotica della seconda.” Dopo il fallimento del referendum dello scorso anno, era prevedibile si parlasse meno di riforme, su cui l’anno scorso, più o meno in questo periodo, si combatteva una battaglia politica cruenta. Tuttavia, la maggior parte dei contendenti di quel periodo non negavano l’esigenza di riforme, anche se ritenevano necessarie riforme diverse.
Riforme, autonomia, autodeterminazione in Sardegna
E l’esigenza di riforme istituzionali è ancora molto presente anche qui da noi, dove da sempre si discute del rapporto fra Stato e Regione Autonoma e si diffonde sempre più l’esigenza di aumentare gli spazi di autodeterminazione dei cittadini e delle cittadine. Ed è proprio questo, ancor prima del rapporto fra organi istituzionali, il concetto dal quale bisognerebbe ripartire. La capacità di cittadini e cittadine ad autodeterminarsi, cioè ad essere in grado di esercitare un ruolo corretto, fondato sulla conoscenza dei fatti, sulla discussione con altri concittadini e con esperti, sulla consapevolezza della necessità di una decisione che, se possibile, deve avvenire per consenso oppure per votazione.
Nell’autodeterminazione è necessario ripartire dalla base. Un lavoro che, in larga misura, prima veniva svolto all’interno dei partiti, pur con tanti fallimenti e distorsioni e che ora partiti e movimenti non riescono più a fare. Lo strumento utile affinché i cittadini e le cittadine possano riappropriarsi di questo ruolo è la democrazia dialogico-deliberativa. A partire dai grandi temi di calibro costituzionale per poi approdare alle grandi questioni di policy nazionale e regionale, il metodo di assunzione delle decisioni diventa lo strumento per ri-costruire un nuovo ruolo di cittadinanza, consapevole ed attivo.
Il caso irlandese come spunto per riforme partecipate, che favoriscono l'autodeterminazione
I temi costituzionali sono stati oggetto di alcuni, ormai celeberrimi, progetti deliberativi che sono stati realizzati in Europa con successo. Primo fra tutti, va citato quello della riforma costituzionale in Irlanda, con la Constitutional Convention, organismo consultivo di discussione delle riforme costituzionali formato per un’ampia maggioranza da cittadini provenienti dalle diverse circoscrizioni elettorali del Paese, estratti a sorte (66) e per la restante parte (33) da loro rappresentanti. Il Presidente della Convenzione è stato eletto dal Governo in carica. Per dieci fine settimana nel corso di un anno, i cento membri dell’Assemblea hanno discusso durante una giornata e mezzo di temi importantissimi come il matrimonio fra persone dello stesso sesso, la revisione del sistema elettorale, la partecipazione politica femminile, l’abbassamento dell’età per l’elettorato attivo. Ogni sessione era organizzata in questa maniera: un momento di informazione e formazione riguardo i fatti in discussione sulla base di documenti diffusi in anticipo, sul modello dei Libri bianchi UE; l’ascolto delle parti politiche e sociali portatrici di interessi, idee, opinioni sui temi in questione; una discussione all’interno di tavoli di lavoro gestita da facilitatori e dotata di figure di segretariato. Per tre anni, al costo di 1 milione e 300 mila euro circa, con ampia diffusione dei risultati che in seguito hanno dato origine ai referendum costituzionali sui temi deliberati, l’Irlanda si è data un modello a cui ha dato un seguito nel 2016 con la Citizens’ Assembly, formata sulla stessa base, con il compito di discutere su temi altrettanto spinosi: aborto, cambiamento climatico, invecchiamento, etc…
E’ facile capire che, volendo, si tratta di un modello vincente per ricostruire il rapporto cittadini-istituzioni nel nostro Paese, ai diversi livelli di governo. Si tratta di capire se qualcuno ha la seria intenzione di andare a risolvere in maniera innovativa il problema dei problemi della democrazia italiana, oppure no.



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