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Le piccole città hanno un futuro se programmano

  • Immagine del redattore: Stefano Sotgiu
    Stefano Sotgiu
  • 19 gen 2018
  • Tempo di lettura: 3 min

Focus sul Nord Sardegna

L'importanza delle politiche di sviluppo regionale per le città. Il Nord Sardegna avanti al resto dell'Isola nella spesa dei fondi strutturali 2014-2020. Il Sassarese assorbe fondi quanto il Cagliaritano. Pianificazione e programmazione in rete come antidoti al declino tendenziale delle città medie.


Ascesa e declino delle piccole città


Qualche giorno fa, su un importante quotidiano economico nazionale, è stata pubblicata una riflessione molto interessante del Nobel per l’Economia Paul Krugman a proposito dell’ascesa e del declino delle piccole città. In sostanza l’economista americano sostiene che le piccole città americane devono investire una particolare energia ed attenzione nelle politiche di sviluppo regionale per sopravvivere perché nell’economia contemporanea la loro funzione economica tende a perdersi. Queste città crescono come collettori di mercati agricoli di un ampio territorio rurale ed in seguito assumono una vocazione industriale legata allo sfruttamento di una risorsa.


La Sardegna, il Sassarese, le (dannose) retoriche dell'abbandono e dell'inutilità


E’ uno schema applicabile anche alla Sardegna dei poli di sviluppo à la Perroux, del Sassarese, della petrolchimica. Un modello di cui ormai abbiamo registrato un declino economico attorno al quale, faticosamente, si prova a ricostruire. Sulle sorti del Sassarese, territorio-chiave nel disegno di sviluppo economico della Sardegna, si misurerà la capacità delle politiche imprimere una deviazione ad una traiettoria tendenziale di declino industriale. Per aiutare questo percorso di ripresa, che è anche ripresa di autoconsapevolezza, alcune retoriche aiutano, altre ostacolano. Non aiuta di certo affermare che in Sardegna esistono territori favoriti ed altri trascurati. Non aiuta perché pone una pregiudiziale di fatalismo, un’hirschmaniana retorica della inutilità, all’esercizio delle nostre speranze ed ai nostri sforzi di rilancio. Insomma, se la partita è truccata, è inutile giocarla e ci si può ripiegare su se stessi, su un copione di comportamento passivo-aggressivo sterile.


I numeri delle politiche di coesione: il Sassarese tiene, il Nord avanti. A Sassari - e nei trasporti - maggiori investimenti in infrastrutture


Allora è opportuno andare a vedere se, effettivamente, nei numeri degli stanziamenti, esiste questa sperequazione che vorrebbe il Sud dell’Isola prosciugare risorse che spetterebbero anche ad altri. Per fare questo, da qualche anno esiste un “magazzino” di open data, dati aperti e disponibili a tutti: OpenCoesione. Su www.opencoesione.gov.it si trovano tutti i dati di spesa sui fondi strutturali dell’Unione Europea classificati in diversi modi, anche per territorio. I fondi strutturali UE rappresentano la stragrande maggioranza dei fondi per le politiche di sviluppo nel nostro Paese. Da una ricerca sui territori della Sardegna si scopre che, per la programmazione 2014-2020 – quella gestita nell’attuale legislatura – la Provincia di Cagliari assorbe fino ad oggi 1,4 miliardi di euro, quella di Sassari 1,1, quella di Olbia-Tempio 852,5 milioni di euro. In termini pro-capite, in Provincia di Cagliari arrivano dai fondi europei 2.495 euro mentre in Provincia di Sassari 2.224. Una differenza di 271 euro, davvero poco significativa. Interessante anche notare come la spesa per infrastrutture nella Provincia di Sassari sia superiore di circa 55 milioni di euro rispetto a quella di Cagliari (954,7 contro 900). Una sorpresa molto forte arriva invece dalla Provincia di Olbia-Tempio, nella quale la spesa pro-capite è significativamente più elevata, arrivando a 5.316 euro circa, cioè circa il doppio delle Province di Sassari e Cagliari. Se poi si somma la quota di fondi strutturali assorbita dal Nord Sardegna rispetto al Sud (il Sulcis drena poco più di 285 milioni di euro ad oggi), è facile capire come sia il Nord Sardegna ad avere il primato nella spesa sui fondi strutturali nella programmazione 2014-2020 e come le retoriche dell’inutilità siano prive di fondamento nei numeri. Almeno nella programmazione 2014-2020. Quella 2007-2013 faceva registrare invece - al livello di sistema locale del lavoro - un dato di spesa per il Cagliaritano tre volte superiore a quello del Sassarese. Una importante inversione di tendenza a partire dal 2014, dunque.


Credere nella programmazione in rete e praticarla come cura al declino tendenziale delle città medio-piccole


L’analisi ci aiuta invece a tornare a quanto Krugman sostiene: i grandi agglomerati urbani hanno forse meno necessità di politiche di sviluppo regionale perché hanno in sé forze autopropulsive potenti. Le piccole città, le nostre città medie, invece, hanno necessità d’investire – come in parte abbiamo dimostrato stanno facendo – sempre più nella pianificazione e nella programmazione credendo nella qualità istituzionale, nella collaborazione in rete e lasciando perdere complotti, campanilismi ed altre retoriche tanto tossiche quanto infondate nella sostanza.

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