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Sardine e partecipazione: un binomio già possibile, una nuova cittadinanza da costruire

  • di Stefano Sotgiu
  • 26 dic 2019
  • Tempo di lettura: 3 min

Enorme successo di piazza per le Sardine. Un successo che ha sollevato polemiche sia a destra, sia a sinistra. La principale questione che s’imputa al neonato movimento è quella di non possedere un vero e proprio programma per l’Italia. Dopo il grande meeting di Roma, che ha fatto seguito a tantissimi altri di numerose città italiane, Sardegna compresa, è chiara una cosa. Le Sardine chiedono una politica migliore, che abbandoni i toni aggressivi, che unisca invece che dividere, che guardi a costruire invece che distruggere, che lasci da parte gli eccessi di marketing politico, un’estroversione social eccessiva e si metta a lavorare pancia a terra su cose concrete.


La domanda di partecipazione alle decisioni pubbliche


Un altro aspetto che il movimento pone in rilievo è il fatto che tanti cittadini e cittadine non vogliano più essere trattati come soggetti passivi da parte della politica. Vogliono cioè uscire da quello stato infantile cui sembra averli relegati tutto il berlusconismo ed il post-berlusconismo, di destra, grillino ed anche, a volte, di sinistra. L’immagine cioè di un popolo-bambino in balìa della comunicazione politica, credulone e plagiabile. Le Sardine, cioè, “non abboccano”. Questo è un elemento essenziale, che, insieme agli altri, già determina una prima grande opzione di posizionamento. Non è poco. Le politiche ed i programmi sono solo il “precipitato” di questa prima, grande, scelta di campo. In fondo sono l’esplicitazione amministrativa di valori che appaiono chiari e ben definiti. Le cittadine ed i cittadini scesi in piazza in questi giorni, chiedono a gran voce di poter partecipare ai processi decisionali che hanno impatto sulle loro vite, di non essere più telespettatori di talk show politici che applaudono o insultano attraverso i social network ma persone in carne ed ossa da consultare ogni volta sia necessario.


"Devi uscire di casa per fare la storia"


Riccardo Luna ricordava su Repubblica di qualche giorno fa che “la rete serve a connettersi, a informarsi, a far circolare idee. Ed è fondamentale per innescare un movimento. Ma poi devi uscire di casa per fare la storia.” Su questo punto si valuterà l’impatto del movimento. Hanno dimostrato di poter “far uscire di casa” tante persone. Ora la sfida è rendere i primi punti condivisi qualcosa di più articolato. Magari non un programma politico ma un disegno più preciso di obiettivi per aiutare l’Italia ad uscire dalla sua condizione di minorità. Magari con una declinazione regionale e locale. Il movimento ha portato tante persone ad uscire da uno stato di isolamento politico e può essere uno strumento molto potente di recupero di partecipazione attiva a tanti livelli: municipale, regionale, oltreché nazionale.



Foto di Ivan Nuvoli - La Nuova Sardegna
















Gli spazi di partecipazione agibili, già oggi


Già. Perché, a ben osservare, gli spazi di partecipazione attiva esistono già oggi e sono ampi, a saperli sfruttare. Esistono gli istituti di democrazia diretta che prevedono oltre alle iniziative referendarie e legislative anche semplici petizioni, ad esempio. A livello comunale sono quasi del tutto inutilizzati. Chi sa che esiste una legge che, per opere pubbliche oltre un certo valore, prevede la realizzazione di un Dibattito Pubblico sul modello francese? Qualcuno ha mai proposto ad uno dei nostri comuni, al di là di sporadiche iniziative, di porre in essere prassi strutturate di bilancio partecipativo? Chi sa che esiste una normativa sulla consultazione pubblica obbligatoria per certe misure e che il governo di recente con www.partecipa.gov.it ha iniziato a farne uso regolare?


Chi conosce l’esistenza di uno spazio simile in Sardegna che prende il nome di www.sardegnapartecipa.it.? E chi sa che esistono, depositati, disegni di legge di giunte regionali di diverso colore sulla partecipazione diretta dei cittadini e delle cittadine alle scelte pubbliche? E ancora: perché quando si parla di questioni collettive, spesso assistiamo ad incontri cui presenziano solo addetti ai lavori e mai la cittadinanza attiva?


L’attivismo civico è positivo, soprattutto al livello amministrativo più vicino alle persone. Le Sardine, pare, non vogliono più delegare. E fanno bene. Alla politica più intelligente, l’aprire porte e finestre.

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